|
Dopo il pellegrinaggio a S. Alberico
Il
Vescovo di don Quintino racconta il suo incontro con il Servo di
Dio
Mons.
Vittorio Fusco – Vescovo di Nardò-Gallipoli
Sin dall’inizio del mio
ministero episcopale, nei miei primi contatti con la parrocchia
di Melissano e con l’Associazione degli “Amici di don Quintino
Sicuro, avevo promesso loro di accompagnarli nel loro annuale
pellegrinaggio ai luoghi santificati dalla presenza del Servo di
Dio. Grande era stata la mia gioia nell’apprendere che la
diocesi cui ero stato destinato aveva dato i natali, oltre che
al grande san Giuseppe da Copertino, autentico gigante della
santità cristiana, anche al servo di Dio don Quintino che la
Chiesa si sta preparando a elevare alla gloria degli altari. Ne
lessi subito la vita scritta da Mons. Bandini, ed altre
testimonianze.
A questo
pellegrinaggio mi spingeva il dovere di ribadire anche con
l’esempio l’importanza fondamentale dei santi, in particolare
quelli legati alla Chiesa locale, e la grande utilità spirituale
dei pellegrinaggi nei luoghi segnati dal loro passaggio. A tutto
questo si aggiungeva però anche una circostanza più personale,
che veniva a creare in me quasi un debito particolare di
riconoscenza. Mi era stato riferito infatti che il 29 agosto
all’eremo, nella celebrazione per la solennità di Sant’Alberico
presieduta da Mons. Garavaglia, si era pregato perché la nostra
diocesi, che dal 17 dicembre 1994 con la morte di Mons. Aldo
Garzia era rimasta priva del suo pastore, potesse riaverlo al
più presto. Nella preghiera dei pellegrini di Nardò-Gallipoli
vibrava forse quasi una nota di ansietà per questa attesa che
ancora si prolungava; tanto che Mons. Garavaglia li esortò ad
avere fiducia che le loro preghiere stavano certamente per
essere esaudite.
Ebbene, proprio in quella
mattinata del 29 agosto, dopo qualche giorno di tempo che avevo
chiesto per riflettere e consigliarmi, io mi recavo dal mio
arcivescovo per dare la mia risposta, e scrivevo al Santo Padre
la lettera di accettazione.
La coincidenza mi ha colpito.
E’ stato uno di quei casi in cui il Signore, come sollevando un
lembo del velo che avvolge i suoi misteriosi disegni, ci concede
di toccare quasi con mano la realtà della comunione dei santi,
l’efficacia della preghiera del popolo di Dio, che in questo
caso era sostenuta dall’intercessione di sant’Alberico e di
tutti coloro che nel corso dei secoli ne avevano seguite le orme
in quell’eremo, particolarmente il nostro don Quintino.
Quest’anno stesso ho
avuto la possibilità di mantenere la promessa, affrontando
insieme agli altri pellegrini il lungo viaggio che risale quasi
tutta la penisola, dal Salento alle sorgenti del Tevere. Ne
valeva veramente la pena. Sullo sfondo dei paesaggi che avevano
affascinato la sua anima assetata di solitudine e di silenzio,
inserita nel contesto dei luoghi dove si erano svolte le varie
tappe della sua ricerca di Dio, e dove ne aveva lasciato le
testimonianze nel paziente restauro degli antichi eremi, e
soprattutto nel cuore degli uomini, la figura del Servo di Dio
si fa ancora più viva, e il messaggio risuona con maggiore
forza.
E’ il messaggio del
primato della contemplazione, di cui il convegno di Palermo ha
ribadito ora a tutta la Chiesa italiana l’importanza e
l’attualità. L’esperienza monastica ed eremitica che in don
Quintino si è congiunta in maniera originalissima e personale
alla missione sacerdotale, mette in luce la dimensione
contemplativa che ogni prete deve coltivare nella propria vita e
nel proprio ministero.
Sono sceso dalle
balze dell’Appennino, come tutti i pellegrini, col desiderio di
potervi ritornare, per dissetarmi ancora a quelle sorgenti
purissime.
(dal Corriere Cesenate del 14
settembre 1996)
Mons. Vittorio
Fusco con un gruppo di fedeli al Monte Fumaiolo - anno 1996
|