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Ai Sigg. Presidenti
delle Associazioni Amici di don
Quintino di
Melissano e
Sarsina
Carissimi,
sento il dovere e la necessità di rivolgermi a voi per ringraziarvi
della vostra squisita cortesia dimostrata in occasione dell’incontro
per le feste di San Vicinio e S. Alberico: agli amici di Melissano per
l’omaggio del buon vino della loro terra: “fantasie del vigneto ”
che ancora una volta mi avete voluto regalare; agli amici
dell’Associazione di Sarsina per il lauto pranzo offerto il giorno 28
festa del loro Patrono.
Le distanze logistiche e di tempo ci
permettono ormai solo sporadici e fuggevoli incontri, in cui vecchie
conoscenze sono sostituite da nuove. La fugacità del tempo accumula
anni su anni con affievolimento di memoria , di vocaboli, di
fisionomie, ma non d’amore per il comune Amico.
Ecco allora l’annuale contatto di
pellegrinaggio sulle vie percorse da Quintino, cementato ora anche
dallo scambio di visite di gemellaggio tra i comuni Melissano e
Verghereto.
Un filo invisibile lega anche me a
S. Alberico e di conseguenza anche a Voi tutti. Ormai trovo una certa
difficoltà nel movimento col mezzo di trasporto, cerco quindi di
evitare le giornate di forte affluenza e confusione. Per questo,martedì
24, staccata la spina della vita quotidiana, decisi di rifugiarmi nel
deserto in silenzio.
Una giornata stupenda e piena di sole. Ad un certo punto mi compaiono
davanti due piramidi ricoperte di verde, non ero in cammino verso
l’Egitto, ma sulla strada di S. Alberico, con cinque giorni di anticipo
sulla sua festa. Lasciai la macchina nel piazzale, fiducioso nella
provvidenza e nella carità dell’eremita. Avevo portato con me una
bottiglia di buon vino ( regalo per fra Michele) e due pere, ricordando
la povertà assoluta di Quintino ( ereditata poi da fra Vincenzo ).
In giro non v’era anima viva, m’incamminai per l’erto sentiero con il
cavallo di frate Francesco, recitando la corona del santo rosario. Alla
fine delle 5 poste ero sul falsopiano, dove iniziano le quattordici
stazioni della via crucis, (ora rinnovate con piastrelle di ceramica
bianche). Poiché era ancora presto, iniziai il pio esercizio, ma ecco il
diavolo, mi fa scivolare la bottiglia di vino e crac, (Fra Michele non
avrà il mio regalo).
Giunto all’VIII^ stazione incontrai fra Michele che scendeva con la gip
4X4, si fermò a salutarmi e dicendomi che fin verso l’una non sarebbe
stato di ritorno perché doveva andare ad acquistare le provviste per la
festa del 29. Così adagio terminai l’esercizio, e verso le nove e mezzo
ero all’Eremo. Silenzio assoluto. Lo stormire delle fronde e il
fruscio del vento sulla cima dei faggi mi fecero sentire come nella
caverna di Elia sull’Oreb. Ecco la tomba di Quintino, ripulita ed
aggiustata, rispetto allo squallore in cui era ridotta. In ginocchio,mi
lasciai trasportare dai sentimenti e dai ricordi da cinquantasei anni
addietro ad oggi. Quanto tempo è passato dal nostro primo incontro sul
Carpegna !.
Un saluto e una preghiera anche
sulla tomba dell’altro Amico, certamente anche lui nella schiera della
comunione dei Santi.- Alla porta della chiesa ancora ricordi di quando
ci recammo con Quintino dal falegname che tardava a consegnargliela; la
spinsi perchè accostata e mi ritrovai nella chiesetta di fronte a Gesù
Sacramentato ,Vivo, Vero, Reale , perennemente esposto in un ostensorio
nella teca dietro a un vetro antisfondamento. La nostra distanza è di
pochi centimetri; in questo silenzio, lievemente turbato dal canto
gregoriano, di salmi registrato, sentii viva la presenza dei due Amici,
in adorazione con me davanti al nostro DIO.
Presso la statuina della Madonnina
di Lourdes un grillo cantava, e nella mia mente s’inserì il motivo di
Modugno: “ ringrazio tia Signuri perché tu mi fa’ viviri a cussì-!!!
Tu ca mi fai truvari ligna sicca - quand’ imbianca la muntagna -!!... Tu
ca mi fai truvari l’acqua frisca, quando spacca la sulagna!!!..
Ringrazio Tia Signuri!!!! perché tu mi fa’ viveri a cussì. ”
Trascorsero veloci le ore.
Verso le 16 era di ritorno fra
Michele carico di provviste e di sudore. Scarica, ma deve ancora
ripartire per altri acquisti (povero fra Michele deve fare da Marta e
Maria).Un po’ di digiuno , non fa poi tanto male neanche a me, se
ripenso a tutti quelli fatti dai due amici.
Questa fu la giornata all’Eremo in cui venni poi nella determinazione di
incontrare anche i pellegrini di Melissano e romagnoli il 28, a
Sarsina, ed assistere al solenne Pontificale nella bellissima
Cattedrale. Qui un sacerdote benediceva imponendo il collare di S.
Vicinio, contro le insidie del diavolo.
Inizia quindi la stupenda funzione: il Vescovo con mitra e pastorale,
seguito da uno stuolo di sacerdoti, (quasi tutti attempati), percorre in
processione la navata centrale, tra le solenni note dell’organo e il
canto del coro. Erano anni che non assistevo ad una così bella
liturgia. Il Vangelo è cantato da un sacerdote bene intonato, che con
voce chiara, annuncia nella gioia la parola del Cristo risorto. Cosa mi
stava succedendo non lo so. Un brivido m’attraversava il corpo e
l’anima durante tutto il canto.
Ero in una panca, avevo l’impressione di cadere, avvertivo una
sensazione che non cessava, il cuore si riempiva di gioia; ebbi la
certezza che Quintino e Vincenzo fossero in trascendenza nello stuolo di
sacerdoti e diaconi che facevano corona all’altare. Non una
rappresentazione teatrale, eravamo nella realtà della transustansazione
di Cristo.
Licenziata l’assemblea e finita la
funzione, il Presidente Scarani c’invitava al pranzo in sincera
fraternità ed allegria. Quando alla fine di questo, gli amici
melissanesi intonarono: “ Tienimi per mano Amico mio”
m’assalì un groppo alla gola, da 56 anni Lui, ed ora anche Vincenzo,
non si stancano di tenermi per mano nonostante la mia fragilità nel
cammino. Non riuscii a trattenere le lacrime.
E’ proprio vero che i vecchi
ritornano bambini. Che gioia mi avete voluto ancora regalare !..
Cerchiamo ogni giorno il volto di questi Amici Santi, perché la fede
oltrepassa la morte e ci prolunga la nostra fine a Cieli nuovi e nuova
terra.
Simili sensazioni non si provano
spesso..
Nella confusione mentale sono
ripartito senza salutarvi e ringraziare, per questo ora riparo con la
presente, avendovi narrato il mio stato d’animo.
A tutti ogni benedizione di Dio,
della Sua Mamma Santissima, di Quintino, e di Vincenzo
Montecopiolo 1° settembre 2010
Aff.mo Battista Magalotti |